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Ci sono cose che non cambiano mai…. tipo Sanremo, che ogni anno ci tiene tutti incollati al teleschermo e sulle pagine dei social con la sua fantastica rassegna di scandali, scaramucce e frasi indecenti che contraddistinguono quello che, intitolato Festival della Canzone Italiana, piace a tutti coloro che riescono ad apprezzarlo veramente per il suo tema centrale e che in fondo poi rappresenta il tratto che rende famoso questo paese in tutto il mondo da circa 150 anni a questa parte: la polemica.

E attenzione, dato che non ci facciamo mancare proprio nulla, dal momento che quest’anno ricorre il settantesimo anniversario della manifestazione più (mondana che) musicale d’ Italia, Amadeus, designato conduttore dell’esclusiva edizione, ha messo le cose in chiaro fin da subito: l’obiettivo proclamato dal medesimo è infatti quello di fare “un’edizione diversa dalle altre”; pertanto, la polemica non poteva che prendere avvio sin dalla prima conferenza stampa del festival.

Ma lasciando da parte l’ironia e il facile sarcasmo che eventi simili riescono da sempre a stimolare in tutti noi, passiamo all’esame dei fatti incriminati da cui è nata la polemica e che mette al banco degli imputati proprio il noto conduttore televisivo della rete pubblica di questo paese.

Durante la prima conferenza stampa di presentazione del Festival, Amadeus presenta le conduttrici delle varie serate, che peraltro saranno più delle canoniche due, motivando per ciascuna di loro le ragioni che lo hanno indotto a sceglierle per la conduzione delle varie serate. A turno vengono tutte presentate a partire dal fatto che sono bellissime donne – Amadeus risparmia l’incriminato appellativo solo alla Clerici e Rula Jebreal – e in quanto “fidanzata di Valentino Rossi” scelta per la sua “capacità di stare vicino a un grande uomo stando un passo indietro” (Francesca Sofia Novello), per essere “uno dei volti storici più belli del TG1” (Laura Chimenti), per dimostrare di non essere “solo una ragazza che si può occupare di sport” (Diletta Leotta), e in quanto “donna che è stata un’icona sexy tanti anni fa ma che ancora oggi può raccontarci qualcosa” (Sabrina Salerno). C’è da dire che Amadeus in effetti entra in una fase di totale loop nel corso dei 9 minuti dedicati alla presentazione del folto personale femminile che lo coadiuverà nella conduzione del festival, ripetendo per circa undici volte le parole “bella”, “bellissima” e “molto bella”.

Detto ciò, bisogna doverosamente partire da alcune premesse. Stigmatizzare come sessista e maschilista Amadeus, forse l’unico ad aver portato sul palco di Sanremo un numero così consistente di donne e soprattutto di personalità provenienti dal mondo del giornalismo, a dimostrazione del tentativo di aggiungere una testimonianza di merito a quello che è comunque uno show televisivo, sembra davvero ridicolo e frutto di uno sconsiderato metro di giudizio che caratterizza da sempre la “doppia morale” di questo paese. Quello che sembra è che ogniqualvolta se ne presenti l’occasione si preferisca esporre alla pubblica gogna il singolo personaggio piuttosto che l’unica e vera imputata, ossia la cultura di questo paese. Il problema non è Amadeus o le sue sciagurate parole, ma ciò che loro rappresentano come riflesso di un comune modo di parlare, e quindi di pensare, del nostro paese.

Inoltre, sembra doveroso sottolineare, sebbene dovrebbe essere ovvio, che se la bellezza non è un merito, non è nemmeno una colpa o un crimine. Stiamo parlando di uno show televisivo. E se cominciamo ad affermare che l’immagine non conti o non sia importante nei meccanismi che regolano la televisione – e ciò spesso vale anche per i personaggi maschili – rischiamo di essere davvero ipocriti. Diletta Leotta non ha meriti giornalisti superiori rispetto a tante altre donne che pure lavorano nel mondo del giornalismo sportivo, ma è chiaro che venga invitata a presenziare al Festival in quanto bella donna – e negare che ciò stia alla base del suo successo è pura miopia – e soprattutto come personaggio del momento, tutto  per un mero calcolo di audience. Discorso non diverso per Sofia Novello; fermo restando che, sebbene le parole utilizzate nei suoi riguardi da Amadeus siano state davvero di pessimo gusto, vale la pena considerare che come ci stanno tante donne “un passo indietro”, ossia all’ombra, di tanti uomini, vale anche il contrario – si potrebbero fare tanti esempi, ma a me piace Joachim Sauer, professore di Chimica presso l’Università di Berlino e marito di Angela Merkel. Questo per dire che l’eccellenza e la grandezza non hanno genere, non fanno discriminazioni.

Ma anche a voler demonizzare la bellezza, viene spontaneo chiedersi: se non vogliamo giudicare le donne e se al tempo stesso le donne non vogliono essere giudicate sulla base del loro corpo esteriore ma in base ad altre qualità, perché di fatto continuiamo tutti, in quanto uomini, a concentrarci principalmente sull’esteriorità femminile, e in quanto donne, ad esporre costantemente il proprio corpo nei canali comunicativi ove ciò è possibile?

Un cambiamento culturale del paese orientato verso la definizione di una vera uguaglianza morale, culturale e sociale tra uomini e donne passa attraverso un uso attento del linguaggio, questo è vero. Le parole sono importanti. Soprattutto in circostanze simili. Ma non possiamo pensare che il tanto auspicato cambiamento non passi anche attraverso l’abbandono di questa “doppia morale”, prodotto di un certo modo di pensare frutto di un’ipocrisia recondita e del cattivo vizio di non porsi le giuste domande, di non contestualizzare, del non andare a fondo rimanendo sempre a livello superficiale.

Dov’erano i sessisti quando nella conduzione di Sanremo da parte di Antonella Clerici tutti, uomini e donne, l’abbiamo derisa per i suoi buffi vestiti? Non dovevamo giudicarla per la sua capacità di conduzione del Festival e la sua abilità nell’intrattenerci?

Certe cose non cambiano mai… un po’ come Rita Pavone, che dopo 40 anni dopo la sua prima apparizione al Festival, ce la troviamo ancora lì, sul grande palcoscenico dell’Ariston.

Certe cose dovrebbero proprio cambiare….

A proposito dell'autore

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Ostinatamente cocciuto dalla pedanteria degna di un vecchio attempato, ma indolentemente curioso come un fanciullo alle prime armi. Sin dal 1992 pronto a mettere sotto la lente della propria analisi prolissa se stesso e il mondo che lo circonda. Non più giovane studente di Giurisprudenza, lavora per mantenersi gli studi. Come non v'è sport che non abbia praticato, spesso con scarsi risultati, non v'è settore di interesse che non abbia indagato. La sua passione per la cucina, la filosofia giuridica e politica non hanno confini. Un buon senso dell'ironia si mescola ad uno scarso senso del pudore e ad un audace istrionismo, spesso questi trattati come se fossero dei talenti.

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