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Sono trascorsi più di dieci anni dall’inizio di una crisi economica che ha lasciato dietro di sé effetti negativi ancora tangibili: stagioni economiche a crescita zero, significativa riduzione degli investimenti, Pil negativo. Oltre al tessuto produttivo, sono state toccate anche le tasche degli italiani: secondo i dati del rapporto AIPB-Censis, la ricchezza finanziaria delle famiglie nel 2018 ammonta a 4.218 miliardi di euro. In termini reali, si tratta di una variazione pari al -4,8% rispetto al 2008.
A questo bisogna affiancare la variazione della gestione dei risparmi: gli italiani preferiscono non spendere e manifestano una propensione minore sul piano degli investimenti. Ma come si sono evoluti la ricchezza delle famiglie e i relativi portafogli finanziari?

Partiamo dai dati diffusi da Banca d’Italia circa la ricchezza finanziaria mediana delle famiglie italiane: nel 2016 era di 5.933 euro, mentre nel 2006 ammontava a 6.888. Il differenziale negativo è perciò del 13,9%. Questa flessione, già di per sé marcata, aumenta al variare delle tipologie familiari. Nel 2016 i nuclei familiari il cui capofamiglia è un uomo hanno un valore mediano annuo di attività finanziari pari a 6.689 euro, mentre lo stesso valore scende a 5.000 euro nelle famiglie in cui il capofamiglia è una donna (-25,3%).
Possiamo parlare di gap di genere che affonda le radici nelle disuguaglianze di tipo occupazionale, retributivo e di istruzione. Rispetto al 2006 i segnali tuttavia sono incoraggianti: in quell’anno il differenziale di valore mediano di ricchezza finanziaria era pari a 2.365 e, nelle famiglie in cui il capofamiglia è una donna, era inferiore del 31,2%.
Interessanti indicazioni vengono fornite relativamente all’età dei capifamiglia. Nel 2016 le famiglie il cui capofamiglia ha un’età superiore a 45 anni hanno un valore mediano di ricchezza finanziaria superiore a quello totale. Mentre le famiglie giovani si collocano al di sotto del valore mediano, a godere di un trend estremamente positivo sono le famiglie over 64. Al crescere dell’età aumenta la ricchezza finanziaria e si allarga – ahimè – la forbice tra chi dispone di maggiore capacità finanziaria: il differenziale tra i valori mediani di famiglie giovani contrapposte a famiglie in cui il capofamiglia ha tra i 55 e i 64 anni è pari a 5.033 euro.
La crisi continua a penalizzare le famiglie più giovani a causa della precarietà e delle incertezze professionali e a favorire le famiglie degli over 64 che anno avuto più tempo – e maggiori possibilità – per accumulare quote di ricchezza.
Si nota anche un importante gap territoriale: si allarga la forbice tra Nord e Centro da un lato e Sud e Isole dall’altro, ma cala sensibilmente la ricchezza finanziaria nel Nord.
Il titolo di studio rappresenta un’ulteriore e marcata fonte di differenziazione tra le famiglie: i nuclei familiari il cui capofamiglia ha una laurea hanno un valore mediano di ricchezza finanziaria di 15.600 euro e si collocano al di sopra del valore mediano relativo al totale delle famiglie italiane.
A questi dati bisogna sommare quelli del rapporto Censis-Tendercapital sulla cosiddetta Silver Economy e i numeri demografici divengono ancor più implacabili. In Italia si hanno:

  • +1,8milioni di persone con almeno 65 anni
  • +1 milione di persone over 80
  • -1,5 milioni di giovani under 34.

Il nostro Paese è contraddistinto quindi da una dittatura demografica (silver demography) che impone di ripensare i fabbisogni attuali e futuri.
Si vive di più perché si vive meglio: le condizioni igienico-alimentari e la tutela della salute hanno reso la vecchiaia più affrontabile e allungato la speranza di vita, ma hanno anche generato profonde differenze tra le varie fasce di età.
Premettiamo un’importante distinzione tra:

-baby boomer, nati tra il 1946 e il 1965;
-karen generation, nati tra il 1965 e il 1981;
-millenial, nati tra il 1981 e il 1996;
-generazione Z, nati tra il 1997 e il 2012.

Negli ultimi 25 anni la ricchezza dei baby boomer è aumentata del 77%, mentre quella dei millenial segna un desolante -34,5%. Il reddito familiare dei boomer ha segnato un +19,6% reale, mentre quello dei millenial registra un -34,3%.  È proprietario dell’abitazione in cui vive il 76,1% dei boomer e solo il 44,5% dei giovani, mentre il 62,7% dei primi dichiara di avere le spalle coperte da una situazione economica solida, contro il 36,2% della popolazione totale.
Nell’ultimo biennio la spesa per consumi degli italiani segna un +3,9%, ma questo dato è uno specchietto per le allodole: i boomer registrano +3,6%, mentre i millenial -3%.
Senza dimenticare i dati sulla disoccupazione giovanile: seppur in diminuzione, a novembre si attesta al 27,8% e supera il 50% al Sud.
Gli under 35 sono più poveri ovunque, ma gli italiani riscontrano un regresso maggiore rispetto ad altri Paesi: i coetanei norvegesi percepiscono un reddito maggiore del 13% rispetto a chi li ha preceduti. Per Alessandro Rosina, docente di Demografia presso l’Università Cattolica di Milano «i giovani adulti sono un punto nevralgico: se entri nei 30 anni in maniera così fragile rischi di avere squilibri che ti porti avanti tutta la vita. Intaccando l’economia». Lo dimostra la quota di Neet che nella fascia 25-34 ha raggiunto il 31,4%. Giovani così indeboliti beneficiano di una sola rete di welfare: la famiglia. Ma cosa accadrà quando anche questa verrà meno?

La narrazione generale che vede i giovani choosy, bamboccioni e svogliati si sgretola davanti a questi numeri allarmanti e al rischio di povertà al 10% per gli under 35. È un problema sociale, economico, culturale difficile da affrontare e sradicare, ma è ora che i boomer e le figure politiche ormai obsolete, adagiate sugli scranni del potere e su comodi contratti a tempo indeterminato, si sveglino dall’assuefazione e ascoltino le richieste di questa generazione prima che sia troppo tardi. Ai noi millenial spetta il compito di scendere in piazza, fare squadra, confrontarci e lottare insieme per i nostri sacrosanti diritti.

Già pubblicato su Quotidiano del Sud – L’Altravoce dei Ventenni 9/12/2019

A proposito dell'autore

Maria Teresa Pedace
Segretario Organizzativo - Caporedattore

I ragazzini la chiamano signora anche se non dimostra la sua età. Attivista, femminista, groupie del venerdì sera sul divano a guardare Propaganda Live. Elle ne regrette rien perciò porta la frangetta. Quando è felice prepara gli spaghetti alle vongole.

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