Nell’era Greta Thunberg, parlare di clima e di ambiente risulta essere, spesso, ridondante. La comunicazione è diventata aggressiva ed esasperante, quindi per chi ascolta, è faticoso recepire i messaggi e capire davvero di cosa si parla. Ma parlare realmente di cambiamenti climatici, è possibile? E se sì, com’è possibile farlo applicando una narrativa coerente, organica, informata e soprattutto esaustiva? Lo abbiamo chiesto a Federico Mascolo, fondatore del web magazine duegradi, che dal 2018, insieme ad altri compagni d’avventura, ha deciso di buttarsi a capofitto in un compito così difficile.

Federico, come e perchè nasce duegradi? Chi sono i ragazzi di questo ambizioso progetto?
Nell’estate in cui abbiamo finito la magistrale, una sera, con due amici, chiacchierando sulla Senna, si parlava del fatto che la comunicazione su questo tema, in Italia, non fosse efficace. Una delle fondatrici del giornale lancia la proposta del progetto, e qualche mese dopo l’idea si è rifatta viva. Ci siamo incontrati virtualmente su Skype, perché siamo tutti dislocati, e a Dicembre 2018, in occasione della COP, è stato pubblicato il primo articolo. Eravamo originariamente 7, divisi tra redazione e comunicazione, adesso siamo arrivati ad una decina. I ragazzi di duegradi sono tutti giovani professionisti. Abbiamo tutti studiato queste cose e lavoriamo in questo ambito, poi ognuno di noi ha un profilo diverso, chi giornalistico, chi politico, scientifico. Per parlare di clima, e per farlo bene, bisogna essere preparati a tutto tondo, perché è una questione molto complessa.

Ci spieghi questo nome?
L’accordo di Parigi dice di mantenere la temperatura al di sotto dei duegradi, due gradi di aumento rispetto alla temperatura media che c’era in epoca pre-industriale. 

©duegradi

Come comunicare in maniera innovativa un tema così dibattuto? Quali strategie, quali narrazioni prediligete?
Quando abbiamo cominciato, non si parlava di clima, diciamo che era il pre-Greta Thunberg. Nei mesi in cui si parlava di far nascere questo progetto è esploso il fenomeno Greta. All’improvviso tutti hanno iniziato a parlarne, ma il nostro obiettivo rimase lo stesso: parlarne in modo semplice, o meglio, semplice ma non semplicistica. I temi sono complessi, e in questa società la complessità è indispensabile, senza di essa non si può capire il mondo di oggi. Ciò che noi facciamo è partire da basi scientifiche, studi tecnici e adattare questo tipo di fonti al pubblico generale. Il nostro motto è infatti “clima terra terra”, cercare di parlare di cambiamenti climatici in maniera comprensibile a tutti. Cerchiamo di farlo scrivendo articoli brevi con vari tipi di format. Alcuni di essi spiegano concetti base come “il clima è sempre cambiato?” perché anche su questi argomenti ci sono molti luoghi comuni da sfatare. Questo tipo di articolo cerca di spiegare anche queste cose più semplici che vanno a spiegare, con le fonti corrette, il perché di certi fenomeni. I cambiamenti climatici hanno più risvolti, economici e sociali, non è soltanto la scienza del clima, ma è anche come essi influenzano la nostra vita e la nostra politica. Nasce così il progetto Climate Watch, che ogni 6 mesi raccoglie cosa è successo a livello di politiche climatiche nel mondo, ed è in sostanza un riassunto dettagliato su come i governi si muovono in questo senso. Poi, certamente, ha una grande rilevanza la parte social. Come sappiamo, comunicare attraverso essa ti garantisce un’audience che altrimenti non avremmo. I modi per farci conoscere e per comunicare il cambiamento climatico sono quindi infografiche, illustrazioni che rendano interessante ed esplicativo il tema.

Perché rivolgersi soprattutto ai giovani? E quanto è importante che a parlarci di ambiente siano soprattutto nostri coetanei?
Cerchiamo di rivolgerci ad un pubblico che sia più vasto possibile, raggiungere non solo i giovani ma anche gli adulti. È bene che a parlare di clima in maniera informata e consapevole siano tutti, del resto noi vogliamo creare e dare informazione. Proviamo a fare in modo che ci seguano i giovani, ma non solo. Per rispondere alla seconda domanda, credo che noi, al livello di consapevolezza ambientale, noi giovani abbiamo un’altra preparazione. Un tempo non c’erano corsi di sostenibilità. duegradi ne parla perché continua a lavorarci e confrontarsi col tema, anche con un approccio multidisciplinare che spesso gli adulti non hanno, perché magari non hanno avuto il modo di studiare queste cose. Noi forniamo una visione che magari gli adulti non possiedono ancora ma non per qualche mancanza specifica. 

In che modo pensi che questo tipo di progetto possa fare la differenza? 
Credo che possa fare la differenza anche solo il fatto che una persona legga un articolo e pensi “oggi ho imparato una cosa nuova”. Magari qualcuno, dopo aver acquisito qualche informazione in più, potrebbe fare un altro tipo di scelta, e questo è già qualcosa, fa già la differenza. Per risolvere il problema non basta la sensibilità individuale. Chiaramente il nostro obiettivo è diffondere informazioni sul tema che siano scientificamente e tecnicamente accurate, e farlo in maniera semplice affinché si possa anche sensibilizzare. Un cambiamento dal basso è sempre buono, ma è evidente che non basta. La vera differenza, purtroppo, si avrà quando la politica deciderà di intervenire. Noi cerchiamo di muovere un contributo della società civile, ma deve partire dall’alto e non nel modo in cui si sta facendo in questo momento.

duegradi al panel del Senato

Conquiste, traguardi e riconoscimenti di duegradi. Quali obiettivi futuri?
Non ci aspettavamo che l’argomento clima esplodesse così all’improvviso. Quando abbiamo lanciato il primo articolo in occasione della COP24 il fenomeno si stava sviluppando ma non era esploso. Nei successivi due mesi, abbiamo iniziato a pubblicare di più, ci siamo strutturati come redazione, hanno iniziato a parlare del tema e alla gente quindi faceva piacere che noi ci esponessimo a riguardo e presentassimo il nostro progetto. Infatti, lo abbiamo portato a Geo&Geo, a RaiRadio1 e altre radio locali. Abbiamo seguito e parlato degli scioperi del clima, praticamente tutti. Non siamo i Fridays, però seguiamo loro e quello che fanno. Abbiamo avuto, inoltre, la splendida opportunità di partecipare ad un panel sui cambiamenti climatici organizzato dalla presidente del Senato Casellati, ad aprile, con Greta Thunberg. C’è stato modo di parlare con il presidente dell’associazione dello sviluppo sostenibile, l’ASVIS italiana; il direttore del CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici). Abbiamo esposto il nostro progetto ed espresso la necessità di parlare di questi temi in maniera accessibile. Un altro riconoscimento importante è stato arrivare come finalisti al premio AICA per la comunicazione ambientale. Poi c’è stata la partecipazione a festival e trasmissioni sul tema. Adesso stiamo ponendo le basi per il futuro, non so cosa avrà in serbo per noi, ma vogliamo strutturarci ulteriormente come redazione e continuare a crescere, come comunità soprattutto. Anche sul territorio. Penso che il livello sia già piuttosto alto, ma dobbiamo cercare di aumentare la nostra presenza. In fondo noi vogliamo raggiungere una platea sempre più ampia. Un modo per farlo è, appunto, essere presenti sul territorio. 

Il lavoro della redazione di duegradi è lucido, scientificamente corretto ed efficace. Il loro sforzo di fornire un’informazione concreta e brillante sul tema ha prodotto dei risultati notevoli e soprattutto meritevoli di una crescita sempre maggiore. È di questa informazione che abbiamo bisogno, di questa forza di volontà e di crescita. La nostra terra ha bisogno di noi, di un’azione vera, di un cambiamento, ma per farlo, dobbiamo essere consapevoli. Quello di duegradi è un passo che ci può condurre nella giusta direzione. Grazie ragazzi!

Vi lascio con l’invito a seguire la pagina Facebook https://www.facebook.com/duegradi.clima/ e Instagram @duegradi.eu, e soprattutto il sito web https://www.duegradi.eu in cui troverete aggiornamenti e articoli sempre nuovi.

Già pubblicato sull’edizione dell’inserto L’altra Voce dei Ventenni – Quotidiano del Sud del 17/02/2020

A proposito dell'autore

Maria Letizia Stancati

Nata a Cosenza nel 1994, vive da sette anni a Roma. Laureata in Filologia Moderna, attualmente tenta di rendere produttiva la sua laurea seguendo un Master e facendo tutti i lavori possibili. Ama la musica, viaggiare, la vita la coinvolge totalmente e vorrebbe scoprire il mondo. La sua passione più longeva è sicuramente la lettura, il primo libro che ha letto è “Giovanna nel Medioevo” e ha pianto senza ritegno dopo aver terminato “La piccola Principessa”. Incapace e negata per ogni tipo di sport (ma è fiera di aver praticato basket per una settimana), ama correre con le cuffie nelle orecchie e camminare per tutta Roma. Introversa, apparentemente timida, molto logorroica, ma pur sempre sincera, leale, solare . Il suo gruppo preferito sono gli Oasis, e mentre spera che tornino insieme, immagina sempre come sarebbe la sua vita se la smettesse di sognare ad occhi aperti.

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