Il coronavirus (COVID-19) è sicuramente l’evento più drammatico dell’anno. Abbiamo bollettini aggiornati ad ogni apertura dei telegiornali. Ogni giorno, almeno un centinaio di nuovi articoli vengono scritti in tutti i quotidiani ed i blog italiani. Il virus, che ha contagiato soltanto 3 persone in Italia, per fortuna, è comunque già entrato in tutte le nostre menti e purtroppo anche nelle nostre paure.

Quando tutto questo finirà, spero che questa epidemia riesca comunque ad essere utile e a insegnarci 3 lezioni fondamentali per il nostro futuro.

Lezione numero 1: Con i virus non si scherza.

A prescindere dalla letalità, i virus possono causare danni enormi alla nostra salute. Inizialmente, si vociferava che il COVID-19 uccidesse soltanto persone “già spacciate”, ma con la morte del giovane medico cinese, il primo ad aver scoperto il virus, è diventato chiaro all’opinione pubblica che chiunque, purtroppo, può avere complicazioni con i virus. Pensate ai due cinesi ricoverati in Italia: a prescindere se riuscissero a sopravvivere o meno, sono comunque stati ricoverati in terapia intensiva con prognosi riservata. Capiremo finalmente che con le influenze, morbillo ed altre malattie rischiamo davvero tanto?

Lezione numero 2: “Una questione di civiltà”.

Questa infezione da coronavirus ha fatto capire a molti quanto sia difficile curare una persona affetta da un virus. L’unica arma a disposizione contro i virus è spesso, purtroppo, soltanto vaccinare o prevenire che i malati contagino altri. L’importanza della prevenzione sembra essere finalmente chiara a tutti. Gli stessi partiti e politici che sostenevano che i bambini senza vaccinazioni obbligatorie dovessero comunque andare nelle scuole adesso sono i primi a voler chiudere la porta a chiunque sia stato in contatto con cinesi. Capiremo finalmente che vaccinarsi dal morbillo e dalle altre malattie non serve solo ai nostri figli, ma anche agli anziani ed a chi non può vaccinarsi? Capiremo che vaccinarsi non è soltanto utile a noi bensì una questione di civiltà?

Lezione numero 3: la letalità non è tutto.

Anche qualora la Cina riuscisse a contenere l’epidemia entro il prossimo mese, le sue previsioni di crescita del PIL sono state ritoccate di quasi 1 punto percentuale in meno, ovvero 130 miliardi in meno. Per farvi capire, in due mesi di epidemia in una sola provincia, la Cina ha perso i soldi che in Italia potrebbero garantire 26 anni di reddito di cittadinanza. Quando parliamo di epidemie, a prescindere che esse siano di influenza, morbillo o COVID-19, queste causano anche danni economici oltre che sociali. Dire “non mi vaccino per la malattia X perché comunque non si muore”, non solo è un danno alle persone più sensibili verso quel virus, ma è anche un danno economico non indifferente per il nostro stato. Un vaccino costa molto meno di giorni di medicazioni, ricoveri o semplicemente di non lavoro.

Una nota positiva è che forse una lezione il COVID-19 ce l’ha già insegnata: l’importanza della ricerca. Quando l’Italia ha immediatamente isolato il virus dal primo paziente ammalato nel nostro territorio, l’orgoglio nazionale per la celerità e la qualità della nostra ricerca è risorto. Peccato, davvero un peccato, che gli investimenti italiani nella ricerca e sviluppo siano poco più della metà della media europea (2% contro 1,3%). Un peccato che la bravura dei ricercatori, precari e non, mascheri questa grave carenza italiana.

Spero davvero che riusciremo ad imparare queste lezioni il prima possibile. È inconcepibile che ai nostri giorni le persone dubitino della sicurezza dei vaccini, o ancora peggio della loro utilità. È inconcepibile che il COVID-19 causi un’isteria generale, nonostante in Italia sia stato praticamente circoscritto, mentre nessuno si preoccupa dei danni che le altre malattie virali hanno e stanno causando ogni anno. La generazione dei nostri nonni, in una ventina di anni ha deciso e debellato il vaiolo. Perché dobbiamo ancora discutere e portarci dietro malattie come il morbillo, che soltanto nel 2015, nonostante le vaccinazioni massicce, ha causato centinaia di migliaia di morti nel mondo?

Con i virus non si scherza, meglio impararlo prima, e prevenire, che doverlo imparare sulla nostra pelle.

A proposito dell'autore

Rocco Stirparo

Calabrese, 30 anni. Laureato a Pisa e dottorato in Belgio (ricerca sul cancro). Amante degli esempi e delle metafore, adora raccontare e scrivere storie. Curioso da impazzire, è un ricercatore del dettaglio e delle sfumature, ma spesso perde di vista la sostanza. Oltre al suo ambito di studi, si interessa di tecnologia, start-up, politica, innovazione e tante altre cose su cui non è affatto preparato. È negato a scrivere autobiografie e giocare a tennis. Fondatore entusiasta di DNA Disk

Post correlati