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Una forma di ribellione, si potrebbe definire, al mondo dell’architettura e dell’interior design, sempre più caratterizzato da un accesso limitato e ristretto che si ripercuote sui giovani. Ed è proprio dalla necessità di ovviare a tale problematica che nasce GoPillar, la prima piattaforma al mondo di crowdsourcing che permette ai clienti di poter scegliere il progetto più confacente alle proprie esigenze di ristrutturazione.

Le prime parole che associo a GoPillar sono innovazione e creatività.

La portata innovativa della StartUp è palese agli occhi di tutti, ed ancora di più agli occhi dei numerosi investitori che hanno deciso di finanziarla. L’innovazione nasce dall’idea di unire la tecnologia all’architettura ed all’interior design, attraverso una piattaforma che permetta ai giovani di crearsi un proprio spazio nel mondo del lavoro, dando libero sfogo alle proprie idee ed alla propria creatività.

Come affermava Albert Einstein, “la creatività è contagiosa, trasmettila anche agli altri”.  Ed è proprio quello che sono riusciti a fare i founder della StartUp GoPillar, i fratelli Filippo e Federico Schiano di Pepe, il loro socio Alessandro Rossi e la Sales Manager Emanuela Furone, a cui ho avuto il piacere di rivolgere alcune domande.

Che servizio offrite e come funziona GoPillar?

GoPillar è la prima piattaforma al mondo di crowdsourcing per l’interior design e l’architettura che permette ai clienti privati di tutto il mondo di ottenere decine di progetti per rinnovare i propri spazi da una community internazionale di professionisti, attraverso l’utilizzo dello strumento del Contest.

La piattaforma è abbastanza semplice ed intuitiva da utilizzare. La registrazione del cliente è suddivisa in vari step: caricamento della pianta, caricamento delle foto, descrizione delle proprie esigenze, scelta del pacchetto e scelta della durata della gara. Il completamento di tali step è necessario per caricare online la propria richiesta, in modo che sia visibile ai professionisti iscritti alla piattaforma.

Alla fine della gara, il cliente si trova a poter consultare in media 15-20 diversi progetti, realizzati da parte di architetti di tutto il mondo, tra cui scegliere quello più adatto ai propri gusti ed alle proprie esigenze.

Come e quando è nata l’idea di GoPillar?

GoPillar è nata nel 2013 (originariamente il nome era CoContest) dall’idea di tre ragazzi romani, i fratelli Filippo e Federico Schiano di Pepe e il loro socio Alessandro Rossi. In particolare, Filippo, giovane architetto neo-laureato,  si è reso conto di quanto fosse complicato per i giovani architetti emergere all’interno sia del mercato italiano sia estero. Infatti, affacciandosi al mondo del lavoro, ha constatato la difficoltà di crearsi un proprio portfolio clienti, in quanto il mercato tradizionale e offline era clientelare e basato per lo più sulle reti di conoscenze ed i giovani venivano “sfruttati” come stagisti negli studi svolgendo la maggior parte del lavoro, ma senza la possibilità di firmare i propri progetti.

Perciò, l’idea era quella di creare una piattaforma online in cui tutti avrebbero avuto la stessa opportunità di emergere e in cui l’unico fattore critico di successo sarebbe stato il merito, e non il nome o la provenienza. Infatti, tuttora, i nostri concorsi sono anonimi fino a che il cliente non seleziona i progetti vincitori.

Perché è nata l’idea di GoPillar? Qual è il valore aggiunto che pensate di poter offrire al mercato?

Il meccanismo del Contest è molto vantaggioso per il cliente rispetto al tradizionale modo di fruire dell’architetto offline, in cui il cliente si rivolge a uno o pochi architetti della propria città al quale affida l’incarico di direttore lavori, molte volte senza neanche essere a conoscenza del progetto da realizzare.

Tramite il Contest, invece, il cliente ha la possibilità di valutare diverse soluzioni architettoniche e di design, progettate da parte di architetti di tutto il mondo e, quindi, con punti di vista differenti, ad un costo contenuto (circa un terzo di quello che richiede un architetto offline per un singolo progetto), prima di scegliere quello che più si addice ai propri gusti, alle proprie esigenze ed anche al proprio budget.

A nostro parere, il meccanismo del Contest è parimenti vantaggioso anche per i professionisti, perché permette una migliore e più meritocratica redistribuzione della retribuzione, in quanto il premio viene distribuito tra i primi cinque progettisti. Inoltre, il Contest permette a molti professionisti di crearsi un portfolio clienti proprio, indipendentemente dalle proprie conoscenze o, ancora, dal prestigio dello studio per cui lavorano.

Come avete ottenuto i finanziamenti per far partire il progetto?

Purtroppo, in Italia l’Albo degli Architetti e un gruppo di Parlamentari hanno osteggiato da subito l’operato della Startup, che è infatti riuscita a raccogliere sul mercato del venture capital italiano l’esigua cifra di 120mila euro. Di conseguenza, i tre soci hanno deciso di proporsi sul mercato estero, dove hanno riscosso un grande successo.

La Startup, infatti, dopo aver partecipato al programma di accelerazione Startup Chile, è stata successivamente selezionata dal prestigioso acceleratore di San Francisco 500 Startup nel 2015, raccogliendo oltre 600mila dollari di fundraising in pochi mesi.

All’incirca un anno dopo, inoltre, la Startup ha collezionato un nuovo aumento di capitale di 1,9 milioni di dollari che vede come lead investor, con ben 1 milione di dollari, Tim Draper, visionario investitore della Silicon Valley (tra le altre SpaceX, Tesla, Skype, Twitter), che ha deciso di investire nella società dopo aver lanciato un Contest sulla piattaforma per la rinnovazione del suo ufficio ed aver testato in prima persona il modello di business rivoluzionario.

Esistono altre startup sul mercato italiano che offrono un servizio simile?

No, il nostro unico competitor diretto è ArcBazar, una startup americana nata all’università di Boston con sede a Cambridge, Massachusetts.

Nel mercato italiano esistono altre startup nel settore dell’architettura, come ad esempio Facile Ristrutturare, anche loro nostri competitor, che però offrono un servizio diretto  “chiavi in mano”, affidando i clienti ad uno dei loro architetti, il quale si occupa sia del progetto sia della direzione dei lavori, attraverso le loro ditte affiliate in tutta Italia. Il loro servizio ricalca l’attività ordinaria svolta nei grandi studi di architettura con una pluralità di architetti ed interior designer ai quali rivolgersi per la realizzazione dei progetti.

La nostra startup, al contrario, si caratterizza per l’utilizzo del meccanismo del concorso per la pluralità di idee e punti di vista e perché rivoluziona il mercato dell’architettura.

La partecipazione alla piattaforma è libera o è condizionata a determinati requisiti?

Fin da subito abbiamo deciso di permettere ai designer di accedere liberamente alla piattaforma. La nostra vision è di far diventare, nel lungo periodo, il mercato della progettazione un mercato meritocratico ed inclusivo, dove vincono le idee migliori. Ovviamente, i nostri professionisti devono compilare un profilo personale e professionale per partecipare alle gare, però non ci sono requisiti minimi, non richiediamo l’iscrizione a nessun albo né particolari titoli di studio. Un dato rilevante è che circa il 50% dei nostri premi vengono assegnati a designer provenienti da paesi del secondo mondo, tra cui Albania, Serbia, Nigeria, India ed Indonesia, a cui diamo la possibilità di accedere ad un portfolio clienti più vasto di quello che si sarebbero potuti creare da soli. Diciamo che su GoPillar partecipano tutti ma vince il migliore!

Che riscontro avete avuto sul mercato italiano, considerando la poca fiducia nei confronti della tecnologia, soprattutto con riferimento ai mestieri classici come quello dell’architetto?

Sul mercato italiano, purtroppo, per noi è sempre stato difficilissimo operare a causa del grande problema di “sfiducia” nei confronti di internet e della tecnologia, alimentato anche da paure e timori divulgati da certi media. Inoltre, il nostro prezzo medio è più alto di quello di altri servizi web, in quanto il nostro è un servizio molto complesso, per cui i nostri Contest costano in media 1.000-1.500€.

Ovviamente, essendo nati in Italia, operiamo principalmente su questo mercato, ma sono stati necessari anni ed anni di investimenti e di lavoro per creare fiducia nel servizio offerto dalla piattaforma e, come conseguenza, anche il numero di clienti ed il ticket medio che il cliente è disposto a pagare per un servizio online sono aumentati.

Per fortuna, fin da subito, alcuni early adopters hanno creduto in noi e, con il tempo, sono diventati clienti abituali. Un altro fattore importante è stato il grado di soddisfazione dei nostri clienti dopo aver utilizzato il servizio, tant’è che oggi il voto medio per il servizio e per i progetti ricevuti è di 8,5.  Tale riscontro  ha alimentato un utile e positivo passaparola.

Qual è la fascia di età dei richiedenti?

Operando principalmente sul mercato Italiano ed Europeo, dove i proprietari di casa o comunque di immobili hanno un’età media alta, il nostro cliente tipo è tra i 35 ed i 60 anni. Sostanzialmente, si tratta di clienti che acquistano la prima casa e di clienti che, invece, si accingono a ristrutturare immobili di proprietà, ormai obsoleti.  Inoltre, tra i nostri clienti possiamo annoverare anche clienti commerciali, imprese edili ed agenzie immobiliari.

Qual è stata la reazione del Consiglio Nazionale degli Architetti a questa modalità innovativa di esercitare la professione?

L’Ordine degli Architetti Italiani ha sempre mostrato parecchie riserve nei confronti di GoPillar (già CoContest), che si sono formalizzate il 12 Maggio 2015 in una interrogazione parlamentare a partiti congiunti (Pd, Sel, M5S, Fdi-An) al Ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi.

La prima firmataria dell’atto, Serena Pellegrino (Sinistra ecologia e libertà), anche lei architetto, sosteneva che il servizio fornito dalla Startup romana non rispettasse le norme che regolano il rapporto tra clienti e progettisti, determinando una «schiavizzazione dei professionisti», in quanto tale sistema li indurrebbe a lavorare gratis dal momento che solo il progetto vincitore riceve un compenso.

All’interrogazione in Aula si è aggiunta anche una denuncia all’Antitrust per concorrenza sleale da parte del Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori alla quale è seguita una replica da parte di GoPillar formalizzata in un articolo chiarificatore di Alessandro Rossi sui temi toccati dall’Albo.

Successivamente alla denuncia all’Antitrust, l’Albo degli Architetti italiani ha posto in essere una serie di comportamenti volti a minare la reputazione del sito ed a scoraggiare la partecipazione ai Contest da parte degli iscritti all’Albo, il più grave dei quali è sicuramente la sospensione dall’Albo del CEO e architetto Filippo Schiano di Pepe per 6 mesi.

Qual è stata la vostra reazione alle problematiche sorte?

La Startup si è vista costretta ad operare un rebranding del sito (da CoContest a GoPillar) per aggirare parzialmente il SEO negativo che ormai era legato al nome CoContest, a causa di moltissimi articoli e blog di architetti che si sono scagliati contro la piattaforma dopo la denuncia da parte dell’Albo.

Se voi foste dei clienti estranei al mondo dell’architettura e del design che hanno bisogno di ristrutturare casa, utilizzereste GoPillar? Perché?

Assolutamente sì!

Come appassionati della tecnologia, utilizzeremmo sicuramente un servizio digitale al posto dei canali tradizionali, in quanto i servizi digitali permettono di accedere a più risorse ed a più opportunità. Invece di farci consigliare un architetto dalla mamma o dal vicino di casa, con la possibilità di non essere soddisfatti, preferiremmo sicuramente avere una vasta gamma di opzioni tra cui scegliere la migliore in base alle nostre esigenze. Inoltre, da amanti del crowdsourcing, spesso rivolgendosi ad una sola persona si rimane intrappolati dal suo punto di vista e dall’asimmetria informativa che si viene a creare, soprattutto quando si tratta di un settore non di nostra competenza. Al contrario, riteniamo che il confronto e la possibilità di ascoltare voci ed idee differenti rappresenti sempre un valore aggiunto.

Tirando le somme, qual è stata la soddisfazione più grande che avete ricevuto finora? E, per il futuro, che progetti avete?

La Startup ha collezionato negli anni varie menzioni grazie alla nostra idea innovativa. Infatti, Alessandro Rossi è stato incluso tra i 20 innovatori italiani secondo Repubblica nel 2015 e Federico Schiano di Pepe è rientrato nella lista Forbes 30 Under 30 per l’e-commerce nel 2016.  Inoltre, essere stati selezionati da uno dei migliori acceleratori americani e dal fondo di investimento Draper, hanno rappresentato grandi soddisfazioni.

Ma soprattutto, quello che ci fa sempre di più credere nella nostra idea, è il fatto che nonostante i molti ostacoli, tra cui la mentalità di un paese arretrato tecnologicamente, la scarsità dei fondi a nostra disposizione ed i contrasti con l’Albo degli Architetti, siamo sopravvissuti e cresciuti. Questo vuol dire che la nostra idea è valida ed aiuta sia i clienti sia gli architetti a migliorare la propria esperienza di lavoro e di fruizione del servizio.

Negli anni GoPillar ha sviluppato vari sottoprodotti pensati per le necessità della propria ampia community di designer.

In particolare, in quest’ultimo periodo ci siamo focalizzati sulla creazione di GoPillar Academy, una piattaforma di e-learning verticale per architetti, ingegneri e designer pensata per sviluppare capacità pratiche di progettazione.

La nostra vision futura è quella di creare un hub di riferimento per tutti i professionisti del mondo della progettazione, in cui essi possano trovare, non solo lavoro, ma anche dei servizi utili per migliorare le proprie skill di progettazione e per svolgere correttamente il proprio lavoro, come ad esempio servizi di Vr, software legati all’architettura o servizi per la cantieristica.

A proposito dell'autore

Marialuisa Inchingolo

Marialuisa, annata ’93, laureata LUISS in giurisprudenza, pugliese di nascita ma romana di adozione da tanti, troppi anni. Ha sempre condiviso con suo padre, il suo primo fautore, due grandi passioni: il diritto e la lettura. Con il tempo, per dare sfogo ai suoi pensieri più intimi, ha cominciato a scrivere alcuni racconti brevi, caratterizzati dal filo conduttore della malinconia. Ama viaggiare perché si sente libera ed ama il mare perché si sente serena. Si definisce mentalmente sempre in movimento, agitata ed alla costante ricerca di risposte alle innumerevoli domande che si pone. Scrivere è l’unico mezzo per placare la sua inquietudine interiore.

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