Nel 2012 la Palestina entra a far parte dell’Onu come Stato non membro osservatore, ma cosa significa?

L’Assemblea generale dell’ONU, il 29 novembre di esattamente 7 anni fa, riconosceva la Palestina come “Stato non membro osservatore permanente”. Fra i 138 voti favorevoli ci fu anche quello dell’Italia, mentre fra i 9 no risaltarono i pareri negativi di Stati Uniti e, naturalmente, Israele, Paese con cui la Palestina è in guerra da lungo tempo.

Ma che significa diventare uno Stato osservatore? Occorre, innanzitutto, fare un passo indietro: la Palestina era già “ente osservatore”, era, cioè, considerata un’organizzazione che poteva assistere ai lavori dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite pur non essendo né uno stato ufficiale, né Paese membro dell’ONU. Di conseguenza, non poteva partecipare alle votazioni. Sostanzialmente, dopo il 29 novembre 2012 la sua posizione non è cambiata di molto, in quanto non è ancora considerata ufficialmente membro ONU e continua a non poter partecipare alle votazioni.

Tuttavia, col riconoscimento – probabilmente più simbolico che concreto – di questo status, la Palestina ha ottenuto la possibilità di intervenire durante gli incontri dell’Assemblea, votare su questioni procedurali, servire come firmatario su documenti di lavoro e firmare le risoluzioni. Resta invece interdetta l’opportunità di sponsorizzare risoluzioni o voti in merito a questioni sostanziali.

Pertanto, l’upgrade da ente a Stato osservatore, sebbene non significhi molto in termini pratici, porta con sé un forte valore simbolico, visto che fino al 2012 la Palestina non era mia riuscita a conquistare il titolo di “Stato”.

Ad ogni modo, a voler essere precisi, parliamo dello “Stato di Palestina”, e non solo di “Palestina”, dal momento che il più generico termine Palestina viene utilizzato per indicare la regione geografica del Vicino Oriente compresa tra il Mar Mediterraneo, il fiume Giordano, il Mar Morto, a scendere fino al Mar Rosso e i confini con l’Egitto. La Palestina, quindi, ingloba un’area territoriale piuttosto ampia: Cisgiordania e Striscia di Gaza (condivisi con lo Stato di Israele), parti di Siria, Giordania e Libano.

Riassumendo, se prendiamo in considerazione tutti i Paesi che gravitano attorno a quest’area geografica mediorientale, comprendiamo l’eterogeneità e l’elevato numero di interessi economico-politici in gioco e possiamo farci un’idea delle ragioni dell’insorgenza dei tanti conflitti che si sono susseguiti nel corso della storia.

L’annuncio dell’Onu è stato accolto con scene di giubilo, canti, spari in aria e bandiere al vento nella piazza di Ramallah, la capitale de facto dello Stato di Palestina. Perché, in realtà, la capitale rivendicata dal popolo palestinese è Gerusalemme Est, la quale si trova attualmente sotto il controllo israeliano.

Per fare un po’ più di chiarezza sull’assetto politico della Palestina, è necessario sottolineare che questo Stato è tuttora privo di un’organizzazione statuale tipica, non possiede un esercito regolare, e rimane occupato da Israele per quanto riguarda Gerusalemme Est e parte della Cisgiordania; mentre la Striscia di Gaza, alla quale Israele fornisce energia elettrica, è sotto parziale blocco navale, terrestre e aereo, imposto da parte di Israele ed Egitto a partire dal giugno 2007 dopo la vittoria di Hamas alle elezioni legislative del 2006.

In mezzo a tutto questo trambusto, a tenere le redini dello Stato è l’Autorità Nazionale Palestinese, ovvero l’organismo politico di auto-governo il cui leader, ai tempi della risoluzione ONU del 2012, Abu Mazen, dichiarò che la Palestina partecipava all’Assemblea Generale quel giorno perché credeva nella pace e la sua gente ne aveva un disperato bisogno. Aggiunse che il popolo palestinese guardava all’Onu con grande speranza per la fine delle ingiustizie e per un futuro di pace e sostenne che il voto era l’ultima chance per salvare la soluzione dei due stati (Palestina e Israele).

Ma, a distanza di 7 anni, lo Stato di Palestina, la pace con Israele non l’ha ancora raggiunta – né pare la raggiungerà nel breve periodo. Tuttavia, a livello di relazioni internazionali, qualche passo in avanti l’ha fatto. Infatti, alla data odierna, la Palestina è riconosciuta come Stato da 137 membri dell’ONU; il 30 ottobre 2014 ha ottenuto il primo riconoscimento internazionale come Stato da parte della Svezia; il Parlamento Europeo nel dicembre 2014 ha votato a favore del riconoscimento dello Stato di Palestina “in linea di principio” e “di pari passo con lo sviluppo dei colloqui di pace”; nel 2015 lo Stato mediorientale ha sottoscritto lo Statuto di Roma, riconoscendo la giurisdizione della Corte Penale Internazionale.

A proposito dell'autore

Claudia Donato

Laureata in giurisprudenza all'Università di Bologna, ma cordone ombelicale mai reciso a Cosenza. Si dichiara fortemente schierata dalla parte dei diritti umani, è impegnata nel sociale attraverso attività di volontariato e, dopo aver concluso il ciclo di studi accademici, continua a dedicarsi alle sue grandi passioni: il diritto e la giustizia. Non perde occasione per viaggiare dentro e fuori Europa e per farsi una nuotata o una partita a tennis. Ama le chiacchierate impegnate di fronte ad una buona birra, e magari di fronte al mare.

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