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Il 4 giugno 2019 l’università di Parma rientra tra i firmatari del Manifesto per la sostenibilità, redatto ad Udine il 30 Maggio. Il presente Manifesto riconosce il ruolo fondamentale che le Università giocano nell’attuazione degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile ONU 2030 e suggerisce la realizzazione di azioni concrete secondo diverse linee di azione. È ciò che si denomina il “punto di partenza” per poter educare gli atenei italiani alla cultura della sostenibilità e della cittadinanza globale.

Ma, cosa si intende per sostenibilità ambientale e cittadinanza globale?

Per quanto riguarda la prima parte della domanda, bisogna prestare attenzione alla parola “sostenibile”. Lo sviluppo sostenibile è stato definito in svariati modi, tra cui “imparare a vivere nei limiti del pianeta”, “imparare a vivere dignitosamente rispettando l’ambiente”, “non oltrepassare la capacità dell’ambiente di assorbire gli scarti e i rifiuti dovuti alle nostre attività produttive”. Mentre, dal documento UNESCO si intende per cittadinanza globale una società sempre più complessa poiché la comunità globale avverte il bisogno di cittadini capaci di contribuire in modo più significativo al processo di risoluzione delle sfide che si presentano al giorno d’oggi. Ma, la cosa più importante che lega i due elementi è che l’idea del rafforzamento della cittadinanza globale è stata riconosciuta come una priorità dell’educazione per lo sviluppo sostenibile. Per questo camminano l’una al fianco dell’altra. L’incontro che vede l’ateneo di Parma entrare a far parte dei firmatari del manifesto ha riunito i rappresentanti di 74 Università italiane e 66 Centri di ricerca, che hanno lavorato insieme in diversi tavoli di confronto sul tema della sostenibilità: “Ambiente, mobilità, rifiuti e territorio”, “Energia, clima e risorse”, “Welfare sociale”, “Salute, cibo e benessere”, “Sviluppo economico e occupazione”, “Sviluppo territoriale”, “Educazione universitaria per la Sostenibilità”, “Istruzione di qualità, inclusiva ed equa”.

Bisogna soffermarsi sull’evoluzione dell’Università Italiana che si adegua alle esigenze di oggi e che, quindi, non rimane statica come spesso si ritiene. La Conferenza Mondiale UNESCO sul tema “Educazione per lo Sviluppo Sostenibile” (ESD), (Nagoya, Giappone, dal 10 al 12 Novembre 2016) ha affrontato molteplici argomenti relativi alla sostenibilità e ha visto come protagonisti, esperti, stakeholders e rappresentanti della società civile di tutto il mondo. Parlare, infatti, di questi argomenti rappresenta il più grande investimento che le università italiane possano fare e, d’altro canto, è una vera e propria sfida in quanto i nostri atenei sono spesso considerati statici e non dinamici.

Tra i punti più discussi del manifesto troviamo: la valorizzazione dell’educazione universitaria per la sostenibilità, sfruttare le competenze dei singoli atenei per poi poter essere strumento di supporto nelle scelte di investimento su città e territorio, l’impegno a istituire strutture integrate di sostenibilità di ateneo con figure qualificate di Manager (Sustainability, Energy, Mobility, Waste & resources) e di inserire nei propri Piani Strategici almeno uno degli  Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile di Agenda 2030 dell’ONU, come ad esempio il “potenziamento delle attività di analisi degli impatti delle strutture universitarie in termini di consumi delle principali risorse, la gestione dell’energia e l’impegno alla promozione dell’inclusione e della coesione sociale”. La novità non è soltanto l’istituzione di questi corsi ma l’inserimento di questi ultimi nei vari piani di studio. Come se fossero disciplina generale e non specifica. A prescindere dalla facoltà, quindi, sia essa economia, ingegneria, giurisprudenza, si ha la possibilità di seguire i corsi istituiti per una buona base di cultura e di “senso del sapere”. In più possono accedere ai corsi anche studenti delle scuole medie superiori.

La sfida risiede in questo: creare un vero e proprio parallelismo con le università Europee, dove tutto questo risulta già essere argomento di studio da anni. E, cos’è questo se non una vera e propria metafora? Spesso, nel nostro bel Paese, siamo costretti a fronteggiare paragoni tra il Nord ed il Sud. In questo caso, l’Italia rappresenta esattamente il sud d’Europa. Questo perché lo scenario nel quale ci troviamo aggrava la nostra situazione: difficoltà sullo scenario politico, economico e dell’istruzione non fanno presagire nulla di buono. Eppure, tutto questo è a riprova che il potenziale esiste ed è tangibile. E che basta solo fare un passo in avanti, scrollandosi di dosso i pregiudizi che, spesso, non fanno muovere neanche i primi passi. La stesura del manifesto di Udine dimostra la volontà di cooperare per affrontare al meglio queste tematiche attuali e delicate.

La principale novità è che i corsi di sostenibilità ambientale e cittadinanza globale possono essere seguiti anche da soggetti esterni, come i già sopra citati licei. Questo perché si parte dal principio, da un’educazione al sapere. Ed il sapere è di tutti. Questa è la sfida dell’Italia, è la sfida degli atenei e di migliaia di studenti.  È il riscatto per coloro i quali migrano verso l’estero ma, soprattutto, per chi decide di restare.
Perché restando si può educare al cambiamento. Perché prima di cambiare bisogna comprendere dove si sbaglia, per correggersi. E, correggendosi, si crea un’educazione mirata. Esattamente come in questo caso.

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Prolissa per natura, sintetica per pigrizia. Classe 1990, laureata in Economia aziendale, indirizzo amministrazione e controllo, amante delle emozioni e di tutto ciò che è autentico. Scrivere della vita, degli sguardi e degli occhi delle persone, delle storie che appartengono al mondo è la sua priorità. Curiosa, attenta osservatrice e caparbia. Leggere, scrivere, suonare, pedalare, meditare, viaggiare e ascoltare: ecco la ricetta per la sua felicità.

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