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L’essere fuorisede è per me, da molti anni, un tratto distintivo, una parte essenziale della persona che sono diventata e della mia vita quotidiana. Ho perso il conto dei pullman, dei treni, degli aerei che ho preso per tornare a casa anche solo un paio di giorni per ricaricare le pile e sfuggire dalla routine da studentessa.
Ora che il mio percorso universitario si è concluso, mi guardo indietro, ripenso a quei giorni in cui, appena compiuti diciotto anni, mi sono ritrovata davanti la scelta che avrebbe cambiato tutto: restare o andare via. Forse, in cuor mio, ho sempre saputo che non sarei rimasta a casa, che avrei infilato nelle valigie tutte le mie cose e avrei preso un’altra strada, ma c’è stato un momento, seppur infinitesimale, in cui ho valutato anche l’ipotesi di restare. Ed è stato in quel momento, che mia madre mi ha detto che un pensiero del genere non avrebbe dovuto sfiorare la mia mente. “Lo so” mi disse “Che l’idea ti spaventa, cominciare una vita nuova da un’altra parte mette paura, spaventa, ma tutte le cose belle che devono accaderti partono dal timore di sbagliare e cadere. Con questo non sto dicendo che non sarei felice se rimanessi, ma io credo che tu debba partire, buttarti. Solo così potrai mettere alla prova te stessa”.

Queste parole sono state il mio mantra per tutti questi anni trascorsi fuori, mi risuonavano in testa ogni volta che avevo l’ansia per un esame, ogni volta che si rompeva un tubo in casa o mi ritrovavo di fronte a scelte importanti senza che lei fosse fisicamente presente.
Oggi, vedo mia madre felice dei miei traguardi e dei miei successi, e le sono infinitamente grata per avermi dato la possibilità di andare e lasciarmi crescere. Le dico che le farò solo qualche domanda “E’ per Venti” e acconsente, anche se so che non è esattamente il tipo.

Mamma, che cosa hai provato quando hai capito che sarei andata a studiare fuori?
Insomma… Il dispiacere del distacco c’è stato sicuramente, ma nello stesso tempo avevo la gioia di sapere che tu eri sicura e consapevole di questo. Non ho mai realmente preso in considerazione l’idea che tu restassi qui, anche se non mi sarebbe dispiaciuto, ma credo che la tua scelta sia stata la migliore. Andare via era per te la cosa più naturale. Era come se la tua strada fosse già segnata, e non vedevo l’ora, nonostante tutto, che tu la percorressi. E poi, quando tu sei felice anche io lo sono, quindi ero anche molto emozionata!

Molti anzi moltissimi nostri coetanei emigrano alla ricerca di corsi di laurea specializzati oppure opportunità di lavoro. Cosa pensi di questo fenomeno in crescita?
Credo che voi giovani dovreste avere più opportunità in qualsiasi luogo andiate, senza che vi sentiate quasi costretti ad andare a studiare fuori perché vi rendete conto che qui non ci sono molte occasioni o corsi di laurea così specifici. Se qualcuno decidesse di rimanere nella sua città natale, dovrebbe avere spalancato di fronte a sé lo stesso numero di possibilità che avrebbe andando da un’altra parte. Bisognerebbe fare in modo che ogni università fornisca questi corsi specializzati.. Lo so, è un’utopia, però.. Vi guardo, e vedo così tanta voglia di fare, di vivere! E’ ingiusto che non possiate darvi completamente a tutto questo.

Com’è stato vedermi andare via la prima volta e cosa pensi quando torno per le vacanze estive o natalizie e riparto dopo alcuni giorni?
Beh.. La prima volta è stato molto duro, la separazione è stata incredibilmente dolorosa, ma è normale, no? Però ogni volta che torni è una festa bellissima, la casa si riempie e anche il mio cuore si gonfia di gioia, vorrei che potessi restare. Ma so che arriva sempre il momento in cui devi ripartire, e ti posso assicurare che non c’è molta differenza rispetto a quando sei partita la prima volta, perché è vero, la prima volta è stata più brutta, ma anche oggi, ma quando varchi la soglia di casa per non tornare, mi sento come allora, ma diciamo che ho imparato a conviverci. Quindi mi godo ogni momento, ogni pranzo o passeggiata. Ogni momento insieme è un regalo. Poi diciamo che non ho molte opzioni, quindi.. O per si o per forza!

Quali sono le difficoltà che affronta la mamma di un fuori sede?
La prima difficoltà è il senso di vuoto, forse anche un po’ di solitudine. La sensazione di non avere i figli vicino è una cosa non semplice da affrontare. La vita di una madre ruota intorno a quella del figlio, almeno la mia, e non è facile convivere con la lontananza, ma per il vostro bene si fa veramente di tutto. E poi quando sei via, ovviamente mi confronto con la preoccupazione dei rischi che corri stando in un’altra città, che magari affronti una situazione in cui avresti bisogno di me ma non posso aiutarti. Se c’è qualche problema non posso intervenire come vorrei, ecco. Aggiungi che, la maggior parte delle volte non so neanche dove sei! Poi, a volte la difficoltà risiede anche nel non poter condividere direttamente le tue gioie e i tuoi dolori. Vorrei esserci sempre, vorrei che tu potessi prendere la mia mano. Però, per me la difficoltà più grande è sicuramente quella che ti ho detto prima, il distacco. Ci si abitua, e il tempo aiuta tanto, ma non va mai via.

Desideri mai di vedermi rientrare definitivamente a casa per ragioni di studio o lavoro?
No, non lo desidero. Certo, mi piacerebbe, e mi angoscia sapere che nessuno dei miei figli tornerà qui perché non ci sono le stesse opportunità che ci sono altrove. Ma non desidero che tu torni qui, perché credo che, al momento, tu non possa realizzarti completamente. Ti tarperebbe le ali, in un certo senso, e non potresti fare tutte le cose che desideri. O quantomeno provarci. Diverso sarebbe se tu tornassi perché hai un motivo, un’opportunità concreta, ma preferisco più sapere che costruisci qualcosa, anche se lontana. Una madre può volere solo il meglio, e se questo lo trovi fuori lo accetto. La possibilità di rientrare, in fondo, c’è sempre, quindi mi sento più serena se penso che stando fuori hai più chance. Il mio desiderio è solo quello di sapere che il tuo sacrificio, e quello mio e di tuo padre, dà i suoi frutti, non importa dove.

Che consigli daresti a una mamma che a breve vedrà il figlio andar via di casa?
Deve abituarsi all’idea. Non ci sono molte strade, se ci pensi. Io sapevo benissimo che sareste andati via di qui, e ho sempre cercato di spingervi verso questa nuova esperienza affinché sperimentaste una vita diversa in una città nuova, con nuove e molte responsabilità, con la consapevolezza che noi genitori non ci siamo e non possiamo risolvere ogni vostro problema. Quindi il consiglio che posso dare può essere solo questo: lasciate che i vostri figli vadano, che cadano e si rialzino con le proprie gambe e le proprie forze; lasciate che assecondino la voce dei propri sogni, seppure li porti lontano da voi. Non ha senso trattenerli, sarebbe una cattiveria disumana. Bisogna accettare lucidamente che i figli necessitino di stare da soli e realizzarsi senza di noi che li guidiamo ad ogni singolo passo. Poi, se abbiamo seminato bene, sarà anche merito nostro, certo, ma è necessario far sì che abbiano di fronte a loro infiniti orizzonti e possibilità. Magari un giorno vi vedremo tornare per restare, magari no, ma credi che questo possa cambiare l’amore che si prova per un figlio? E’ questa la nostra sfida, e io sono felice di averla accolta.

Sono grata a mia madre, e ovviamente anche mio padre, di avermi lasciato spiccare il volo, o almeno provarci. Perché il dolore del distacco l’ho provato anche io e lo sento ogni volta che arriva il momento di tornare. Ogni chilometro che mi allontana dalla mia famiglia è un peso non facile da sopportare, eppure ne vale sempre la pena, per me e per loro. So che è grazie a loro se ho questa occasione, ed è un mio dovere renderli fieri e orgogliosi ogni giorno sempre di più. Dopotutto, la mia prima grande occasione, quella di essere al mondo, la devo a loro. Per questo, porto avanti la prova con il presente e il futuro con la certezza di avere con me il bene più prezioso.

A proposito dell'autore

Maria Letizia Stancati

Nata a Cosenza nel 1994, vive da sette anni a Roma. Laureata in Filologia Moderna, attualmente tenta di rendere produttiva la sua laurea seguendo un Master e facendo tutti i lavori possibili. Ama la musica, viaggiare, la vita la coinvolge totalmente e vorrebbe scoprire il mondo. La sua passione più longeva è sicuramente la lettura, il primo libro che ha letto è “Giovanna nel Medioevo” e ha pianto senza ritegno dopo aver terminato “La piccola Principessa”. Incapace e negata per ogni tipo di sport (ma è fiera di aver praticato basket per una settimana), ama correre con le cuffie nelle orecchie e camminare per tutta Roma. Introversa, apparentemente timida, molto logorroica, ma pur sempre sincera, leale, solare . Il suo gruppo preferito sono gli Oasis, e mentre spera che tornino insieme, immagina sempre come sarebbe la sua vita se la smettesse di sognare ad occhi aperti.

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