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Innegabile.
Ormai il predominio Disney nell’animazione è ineguagliabile. All’orizzonte i competitors ci sono, ma in questa partita a scacchi, tra collaborazioni e parchi tematici, il brand divenuto celebre per un topino parlante, sbaraglia la concorrenza. Ed ha continuato a farlo anche con tutti i rifacimenti foto-realistici di animazione, da “Aladdin” alla “Bella e la Bestia”, fino al “libro della giungla” e all’attesissimo “Il re Leone”, nelle sale dalla metà di agosto 2019.

Se penso alla mia infanzia, non riesco a non gioire pensando a questo film animato uscito nel 1994. All’età di sei anni, per via dell’appassionato e continuo inserimento del VHS nel video-registratore di famiglia, il tutto abbinato a balletti sulle note di “Hakuna Matata” ed a continue imitazioni del consigliere/tucano Zazu, i miei genitori hanno deciso di “addobbare” una intera parete della mia stanza con tutti i personaggi del film animato. Ero entusiasta, felice di dormire con il muso di Scar che mi fissava imperterrito con i suoi occhi insanguinati e con la calma serafica del babbuino Rafiki in posizione yoga. Più si cresce e più sembra che l’elemento Disney sia fondamentale. Ci si risponde con le battute dei personaggi, si alzano in aria bambini a mò di presentazione di Simba ai sudditi della savana, o si urla “Azvegna” senza alcuna ragione, facendolo rientrare tra i neologismi italiani, alla stregua di petaloso.

Insomma, noi in quei personaggi ci rivediamo. Per tale ragione, sarebbe stato impossibile non andare a vedere questo remake computerizzato de “Il re leone”. Bisogna dire che è fatto ad opera d’arte e che ogni cosa è al suo posto. Le scene sono impeccabili e riprendono fedelmente il film animato. Ringraziamo però per il fatto che Marco Mengoni ed Elisa Toffoli, pur essendosi impegnati tanto, abbiano scelto di rimanere dei cantanti senza buttarsi definitivamente nel mondo del doppiaggio. Sbalordito, invece, dalla bellissima interpretazione di Edoardo Leo e Stefano Fresi nei panni di Timon e Pumba, poiché le voci sembravano essere cucite sui personaggi. Senza alcuna ombra di dubbio, il suricato ed il facocero sono i personaggi clou ed insieme al cross-over accennato con “la Bella e la Bestia”, alcune scene hanno raggiunto la perfezione.

Il film non è uno di quelli che ti colpisce particolarmente, al contrario di Aladdin che ho trovato straordinario (sarà il fascino di Will Smith?), ma sicuramente è d’obbligo vederlo, anche se le iene sembrano cantare mantenendo la bocca chiusa come i ventriloqui e la scena della morte di Mufasa sia accompagnata dallo spreco di fazzoletti di carta.

Tornare bambini aiuta a rimanere bambini e la Walt Disney ci ricorda che in realtà non cresciamo mai. È proprio vero che più si cresce e più abbiamo bisogno di aggrapparci al passato, anche se sono passati ben 25 anni, ma del resto…è il cerchio della vita!

A proposito dell'autore

Luigi Sprovieri

Un ragazzo quasi trentenne, dal sapore adolescenziale ed una vita piena di sogni e immaginazione. Concretezza ritrovata negli studi in legge, ma stemperati dalla voglia di esplorare il mondo del marketing e dei social media. Instagram addicted, produttore convulsivo di storie, grande ascoltatore ma ancor di più, grande parlatore. Cresciuto a libri classici e America's Next Top Model, appassionato di Harry Potter e fan sfegatato dei consigli della Volpe del Piccolo Principe. È un mix tra sarcasmo e serietà, tanto da non essere sicuri di quello che stia succedendo. Ha studiato e lavorato negli Stati Uniti e sottolinea, sempre, che non vedeva l'ora di tornare in Italia.

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