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Chiara Ferragni, ormai guru della moda ed influencer per eccellenza, si è presentata alla mostra del cinema di Venezia 2019, con un docu-film chiamato “Chiara Ferragni. Unposted”.
Vorrei iniziare sottolineando che sono un fan accanito di Chiara e giornalmente lei e la sua famiglia entrano nelle mie quattro mura, ricordandomi che neanche fra milioni di anni potrò avere anche solo le sue stesse unghie. Eppure, la mia oggettività deve prevalere e deve allearsi alle tante critiche abbastanza crude e negative che ci sono state in merito a questo documentario, perché del resto di “non postato” fin ora, c’erano solamente le cifre numeriche raggiunte dalla protagonista. Eh si, cari lettori, è stato un continuo ripetersi di risultati, obiettivi raggiunti, passerelle calcate, vestiti cambiati, collaborazioni, aziende modificate, senza una minima umanità. Attenzione, gli ultimi 20 minuti, hanno avuto il loro perché, ma anche lì ci si aspettava una descrizione della vita privata di Chiara, di come si svegliasse la mattina e di come non sapesse cucinare o di come trovasse difficile cambiare i primi pannolini di Leone, mentre si è parlato della giustificazione per cui il bambino fosse stato messo di fronte ai riflettori fin dall’inizio. Motivazioni molto valide riportate dal padre Federico Lucia, ma prive di ogni emozione.

Ma andiamo con ordine. Il Chiara Ferragni “the best”, così chiamerei questa autocelebrazione, è quasi totalmente in terza persona e mostri sacri quali Alberta Ferretti, Jeremy Scott e molti altri ancora, descrivono Chiara come l’aria di cambiamento per eccellenza. Sento di dover essere d’accordo in merito a queste affermazioni, perché è riuscita a tramutare un sogno, in un lavoro. È giusto che abbia raggiunto questi risultati, andando anche al di là di ogni banale critica, ma noi avremmo voluto vedere molto di più di qualcosa che sappiamo già dal principio, soprattutto dopo aver pagato 10 euro di biglietto (cara Chiara, non costa come un biglietto normale del cinema come ci avevi assicurato nelle storie di Instagram). Ho apprezzato, invece, la madre, che ha sottolineato quanto l’amore per i viaggi, la fotografia ed i video abbiano aiutato la figlia a raggiungere questi risultati. Ho sentito verità nel suo tono di voce ed è stato un momento anche toccante. Ma le gioie prima o poi terminano, precisamente dal momento in cui il nuovo manager Fabio Maria Damato ha iniziato a parlare. Dopo un congiuntivo incorretto (ma spero sempre di aver sentito male) le sue lacrime sono state l’apice di un momento che vorrei consegnare personalmente a TRASH ITALIANO. Amo quando qualcuno si emoziona, soprattutto quando si tratta di storie vere, ma per uno come me che piange anche guardando i film Marvel, quel pianto è sembrato molto costruito. Il perché di queste lacrime? Era l’inizio della parte del docu-film intitolata “Riccardo Pozzoli è l’essere peggiore del pianeta”. Per chi non lo sapesse, questo nome coincide con l’ex fidanzato di Chiara, nonché persona che deteneva una grossa quota nell’azienda targata “The Blonde Salad”. Prima della nascita di Leone Lucia, stando alle parole della influencer e del suo team, Riccardo si sarebbe voluto riappropriare di queste quote, decidendo di aprire una nuova azienda e lasciar fallire il sogno di Chiara. Ho frequentato il liceo scientifico, perciò come nello studio dei teoremi, iniziamo parlando per assurdo: se tutto quello che è stato detto in merito durante il documentario fosse la verità, a noi, cosa potrebbe interessare? Io odio ascoltare solo una campana, anche se spesso è più semplice, ma ho trovato tutto questo un accanimento che ha discostato la nostra attenzione, facendo ricadere tutto in una scelta di marketing e gossip, degna di Barbara Carmelita D’Urso.

Per fortuna Chiara ha incontrato l’uomo della sua vita, unica persona che abbia realmente rialzato il valore di questo documentario: Fedez. Dalla proposta di matrimonio all’Arena di Verona al perfetto italiano utilizzato, dalla simpatia nello stemperare le maniacalità di Chiara per il matrimonio fino alla descrizione del figlio, ho trovato Federico Lucia, perfetto.

Ma arriviamo al primo settembre 2018. Giorno del matrimonio. Una Sicilia intera in fermento per i Ferragnez e per quei due giorni che hanno reso il paese di Noto, ancor più bello. Tutto è al suo posto; le damigelle provano l’entrata, la musica viene preparata anche se Chiara contestava quella per l’entrata di Leone, proposta dal marito musicista; l’influencer da indicazioni precise a Fedez su come alzare il velo ed è tutto pronto per il grande giorno.

Inquadratura su Chiara. Momento trucco e parrucco. Con il telefono in mano, inizia ad essere felice per il raggiungimento di non si sa quante migliaia di persone su Instagram, facendo addirittura il conto di quanto sia cambiato il risultato da martedì a sabato.

Datemi la possibilità nuovamente di ragionare per assurdo: se anche Chiara fosse stata felice per quel risultato, in quanto umano e “moderno” oserei dire, in questo documentario sarebbe stato necessario inserirlo? In questo modo anche la successiva scena in cui, cito testuali parole: “spero di piangere in modo carino”, è risultata fredda e ho pensato “starà pensando al pianto per le parole di Fedez oppure al fatto che le fotografie verranno male?”

Cara Chiara, avrei tanto voluto piangere come hai fatto tu quando ti sei riguardata ad aprile per ben due volte, perché ciò che ho visto, non sei la vera te stessa, ma esclusivamente il tuo sogno ormai diventato il tuo lavoro. Avrei sperato di vederti ballare in maniera strana a casa, con un pigiama inguardabile; sapere se hai delle manie o dei momenti di follia come tutti e soprattutto se hai dei difetti, quelli veri, dal brufolo in fronte per aver mangiato troppo cioccolato o dagli scatti di rabbia o indignazione per delle ingiustizie. Che tu sia il cambiamento dei social, del mondo della moda, una imprenditrice digitale che ha dato voce alle donne, è già discorso trito e ritrito. Sei riuscita a raggiungere il consumatore finale con semplici fotografie, ma sotto quei capi firmati, Chiara chi è?

Il direttore di Vanity Fair Italia Simone Marchetti ha parlato di un Medioevo social, ed ha ragione. Unposted, purtroppo, ha mostrato ancora quel buio pesto di questa epoca, ricordando che dal punto di vista lavorativo Chiara possa essere davvero il nuovo Rinascimento, dimenticando, però, di mostrare la vera Ferragni, che ancora una volta rimane celata tra le Instagram stories incomplete di Fedez, in cui urla “questa non pubblicarla”.

N.B: nel documentario è presente anche Paris Hilton. Ereditiera, ma cultrice di moda. I suoi cani hanno l’aria condizionata nella cuccia (a forma di castello). Aveva un programma televisivo in cui sceglieva il suo migliore amico. Scherziamo?

A proposito dell'autore

Luigi Sprovieri

Un ragazzo quasi trentenne, dal sapore adolescenziale ed una vita piena di sogni e immaginazione. Concretezza ritrovata negli studi in legge, ma stemperati dalla voglia di esplorare il mondo del marketing e dei social media. Instagram addicted, produttore convulsivo di storie, grande ascoltatore ma ancor di più, grande parlatore. Cresciuto a libri classici e America's Next Top Model, appassionato di Harry Potter e fan sfegatato dei consigli della Volpe del Piccolo Principe. È un mix tra sarcasmo e serietà, tanto da non essere sicuri di quello che stia succedendo. Ha studiato e lavorato negli Stati Uniti e sottolinea, sempre, che non vedeva l'ora di tornare in Italia.

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