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Ho ventinove anni e faccio il pornoattore

Per oggi ti chiamerai “Mattia”, il nome di chi cambia vita nella migliore tradizione letteraria (adoro Pirandello, mea culpa).

Vuoi descriverti in breve? Così, per conoscerci.
Mattia, 29 anni, sono un ragazzo “normale”, uno dei tantissimi 29enni che si vedono in giro e vivo la vita con ironia. Sono una persona molto timida ma nascondo bene questo lato del mio carattere. Mi ritengo molto socievole e penso anche di essere estroverso in determinate circostanze e occasioni, come quelle lavorative. Sono molto sensibile, mi emoziono ascoltando la musica. Preferisco la compagnia alla solitudine e… sì, faccio porno!

La tua vita è cambiata da quando hai deciso di dedicarti alla carriera dell’hard e, se sì, come?
Sinceramente la mia vita non posso definirla cambiata, faccio esattamente quello che facevo prima: ho una ragazza, esco con gli amici, lavoro. Faccio certamente più esperienze sessuali, questo senza alcun dubbio, però non posso dire che sia propriamente “cambiata” la mia esistenza da quando ho intrapreso questa strada, ormai un anno e mezzo fa.

Quindi hai una ragazza! Lei sa di questo tuo lavoro parallelo? Come riesci a conciliare la vita del pornoattore con quella sentimentale?
No, non lo sa. Non è semplice da capire ma considero questo lavoro e la mia quotidianità come due aspetti dicotomici della mia vita. Due lati di me, ma ben separati. Potrei dire che “switcho” dall’uno all’altro con estrema naturalezza essendo due vite parallele che non si toccano mai e, per questo, riesco a gestirle entrambe con estrema naturalezza. Non vedo quello che faccio davanti alla videocamera come un tradimento nè mi sento “in colpa”. Nei video che giro non c’è alcuna componente emotiva: non ricordo quasi nulla delle ragazze con cui ho lavorato, non ricordo il loro odore, il colore dei loro occhi o come baciavano. Delle volte devo addirittura guardare i video o le foto per ricordarmi il loro aspetto! Quando tradisci, questo non accade. Ricordi tutto della persona con cui hai tradito ed è perché nel tradimento, oltre a l’impulso sessuale, c’è sempre una componente emotiva e sentimentale. Paradossalmente, sono quindi una delle persone meno inclini a tradire proprio perché qualsiasi “pulsione” la esaurisco sul set e senza alcun coinvolgimento affettivo se non il reciproco rispetto.

Tutto sommato, avevi e hai una vita che in molti definirebbero “normale”. Quali sono state le ragioni che ti hanno spinto a voler diventare un pornoattore? Ci sono anche dei motivi economici alla base?
Nessun motivo economico alla base di questa avventura: dai video che faccio ricavo circa 400-500 euro al mese. Guadagno, quindi, quanto un qualsiasi mio coetaneo sottopagato. Certo, non ho praticamente nessuna spesa: l’unica cosa che “spendo” è il mio tempo, a cui ho dovuto aggiungere un investimento una tantum per l’attrezzatura. A spingermi verso il porno è stata la voglia di uscire dagli schemi ma, soprattutto, volevo prendermi una mia personale rivincita. Da sempre sono stato “criticato” fisicamente: non parlo di vere e proprie offese, quanto di battute o commenti inappropriati fatti con il preciso intento di ferirmi. Quelle persone avevano colto nel segno: con il passare del tempo, avevo metabolizzato questa cosa in un modo talmente deteriore per me e per la mia autostima da arrivare al punto di non riuscire più a stare nudo davanti a una ragazza. Da lì ho iniziato a farmi delle foto per vedermi dall’esterno e, sai cosa? Mi sono piaciuto. Ho capito che non c’era nulla di sbagliato in me, che le critiche, le cattiverie o le battute dovevo iniziare a metterle da parte perché, semplicemente, ognuno è quello che è. Puoi cambiare lavoro, puoi cercare qualcosa che si adatti a te, un’occupazione che ti faccia tornare a casa stanco ma felice, l’importante è ripartire sempre da se stessi e da ciò che ti fa stare bene. Penso sia essenziale accettare il proprio corpo, accettarsi con pregi e difetti. Diciamo che è grazie a quelle persone e alle loro cattiverie che oggi la mia autostima è rinata ed è sempre grazie a loro che ho scoperto il folle mondo della pornografia.

Amici e parenti sono a conoscenza di questa tua scelta? Raccontaci come hanno reagito o, al contrario, perché ancora non gliel’hai detto.
I parenti non sanno nulla di questo mio lavoro. Dei miei amici, solo alcuni. Non ho detto nulla per paura delle loro reazioni o del loro giudizio. Nel 2019 ancora esiste il tabù del sesso e della sessualità in generale, figurarsi farlo come lavoro. Forse più avanti farò questo passo ma, per il momento, non ne sento l’esigenza.

Come ti sei avvicinato al mondo dell’hard? Sei all’interno di una casa di produzione?
Ho sempre visto filmati pornografici e mi ha sempre affascinato il modo in cui, delle cose così private, venissero riprodotte da attori, filmate e rese di dominio pubblico. Mi sono informato tramite alcuni blog del settore, chiedendo se fossero interessati a del materiale girato e poi montato da me. Da lì ho iniziato a fare video amatoriali, montati e mandati in post-produzione per essere poi pubblicati su blog erotici. I primi video in coppia li ho girati con una mia amica ed erano dei girati lunghi ore intere a causa delle risate che ci facevamo. Ad un certo punto, nonostante le ore di editing per renderci completamente irriconoscibili, questa ragazza ha deciso di tirarsi indietro per paura di poter essere riconosciuta e così mi sono rivolto ad altri blog, i quali mi mettevano, di volta in volta, in contatto con ragazze interessate a lavorare con me. Per la maggior parte di loro si trattava però della prima esperienza davanti alla videocamera e, quindi, era spesso difficile girare per il comprensibile imbarazzo e la poca dimestichezza. Ero comunque rimasto in contatto con la ragazza dei primi video ed è stata proprio lei, un giorno, a dirmi che, durante un viaggio, aveva avuto modo di conoscere molte ragazze italiane interessate a girare dei video porno. Detto fatto: grazie a lei, ho conosciuto le mie attuali “colleghe”.

Nella “vita reale” è la donna a portare la croce della sessualità e ad essere spesso percepita come un oggetto da valutare in base a parametri estetici e di costume che, purtroppo, conosciamo molto bene. Come consideri le ragazze che filmano con te, da uomo e da porno attore?
Come in qualsiasi settore lavorativo, le donne fanno la differenza! Io amo le donne sotto ogni punto di vista e nutro per loro un profondo rispetto, senza alcuna differenza tra “Mattia” uomo e “Mattia” pornoattore. Le ragazze che fanno video con me le considero preziose alleate per la buona riuscita di un video: sono loro che stimolano la mia inventiva, che a volte propongono cose nuove, che si distaccano totalmente dalla loro vita al di fuori del set per concedersi nella loro totalità, mostrandomi il loro lato più sensuale e condividendo con me i loro impulsi sessuali. Diciamo che, senza queste colleghe, non avrei fatto granché. Le donne insomma sono essenziali, nel porno come in qualsiasi altro ambito della vita.

Specularmente, nel mondo dell’hard anche l’uomo diviene oggetto del “giudizio”: la prestazione e la resa in video della stessa, le caratteristiche fisiche, la “bravura”. La tua emotività e la tua autostima ne risentono in qualche modo? C’è differenza tra come si sente “Mattia” nella sfera intima privata e “Mattia” nella sfera lavorativa?
Sì, siamo messi sempre sotto la lente d’ingrandimento. Mattia pornoattore ne risente molto: la prestazione deve essere sempre migliore della precedente. A volte, invece, capita di non sentirsi in forma ma bisogna comunque dare il massimo, sessualmente parlando, e questo nella vita reale non succede. A chi non capita la giornata storta? A chi non capita di non avere voglia di fare sesso? Quando si tratta di lavoro è diverso, non vuoi e non puoi far perdere tempo alle ragazze che sono venute per girare con te e, ovviamente, non vuoi neanche fare brutta figura. Nella vita reale, puoi semplicemente parlarne con la tua o con il tuo partner senza che, per questo, succeda nulla. La mia autostima, invece, è nettamente migliorata. Prima, come dicevo, ne avevo pochissima. Da quando ho intrapreso questo lavoro è aumentata a dismisura. Saranno anche i complimenti delle ragazze con cui lavoro? Perché no. Nella sfera intima, posso dire che “l’allenamento” durante il lavoro ha dato i suoi frutti: ha aiutato a rendere il sesso privato molto più fresco, pieno di voglia di sperimentare, di giocare, di scoprirsi e riscoprirsi a vicenda.

Per concludere: in una sua intervista Rocco Siffredi, il re dell’hard all’italiana, ha detto che non è compito della pornografia fare educazione sessuale e che, nonostante nella vita reale sia necessario prendere precauzioni, i film porno “fanno altro”. Insomma: gli utenti non gradiscono l’utilizzo del profilattico nei film a luci rosse (ricordiamo che l’unico anticoncezionale in grado di proteggere dalle malattie sessualmente trasmissibili è il preservativo, n.d.r.). Tu usi precauzioni in questo senso durante le riprese? Pensi che l’uso del profilattico sia, in effetti, controproducente per le vendite o che, a prescindere, sia importante indossarlo per la propria incolumità e per quella del partner? Non pensi che, contrariamente a quanto sostiene Siffredi, il porno possa essere usato anche per diffondere una forma di educazione sessuale unendo – è proprio il caso di dirlo – l’utile al dilettevole?
Allora, qui si potrebbe aprire un dibattito infinito: il profilattico, nel mondo dell’hard, “vende poco”. Viene reputato poco gradevole a livello estetico, nell’immaginario comune limita il contatto fisico e psicologico con il partner e, indossato in un film porno, tiene vivo il contatto con la realtà, con una serie di preoccupazioni che tutti abbiamo durante un rapporto sessuale, partendo dalla gravidanza indesiderata per arrivare fino alle malattie sessualmente trasmissibili. Gli spettatori di un film o di un video hard vogliono staccare dalla realtà, vedere realizzati i loro sogni proibiti e vedere un qualcosa che, esteticamente parlando, sia bello. Dal canto mio, penso che una piccola parte dell’educazione sessuale possa partire anche dal mondo del porno. Io uso il profilattico durante l’intero atto sessuale e non penso sia controproducente per le riprese. D’altra parte credo però che, dal lato dello spettatore, vedere un rapporto sessuale “non protetto” sia più eccitante. Dovrebbero essere gli attori stessi a incentivare l’uso del profilattico per renderlo il più normale possibile: i principali fruitori dei siti porno sono i giovani e credo che, vedendo usato il profilattico anche in quei contesti, comincerebbero a percepirne come normale l’utilizzo nel quotidiano.

Articolo già pubblicato in versione ridotta sul Quotidiano del Sud – l’Altra voce dei Ventenni di lunedì 18/11/2019

A proposito dell'autore

Angela Rizzica

“Acqua cheta rovina i ponti”. Ecco, descriversi è sempre una cosa difficile sicché mi aiuto con le massime che, di generazione in generazione, vengono trasferite al nascituro già all’atto del parto. In Italia, in fondo, siamo questo: perle di saggezza che si confondono e si disfano nelle tradizioni, nelle infrazioni, nella ribellione e tra le mani di un’anziana signora a messa la Domenica mattina. Bando alle ciance, sto divagando. Dicevo poco prima che non potrei descrivermi se non così: “acqua cheta rovina i ponti”. Sono irrequieta per natura, di quell’irrequietezza che non si sfoga in una vita di manifesti eccessi quanto in una di perenne flusso ideativo. Insomma: mi chiamo Angela ho 26 anni e non sto ferma un attimo, anche quando rimango seduta per ore a fissare un quadro. Un’altra cosa che penso possa valere la pena sapere su di me è che non sono mai così sincera come quando scrivo. Vorrei poter scrivere sempre, in ogni situazione ed a qualsiasi persona. Forse il fatto di esser spesso definita come ermetica dipende proprio dal fatto che non posso mettere ogni mia azione ed ogni mio pensiero per iscritto. Sarebbe la chiave di lettura più semplice per comprendere chi sono e come sono arrivata ad esserlo. Ed ogni volta che permetto all’incessante bailame che ho nella testa di riporsi in formazione e marciare attraverso le dita, rivendico me stessa e la mia verità. “vindica te tibi” alla maniera di Seneca (giusto per riprendere l’incipit, adoro la ciclicità). Ecco, per me la scrittura è esattamente questo: il mio personalissimo “vindica te tibi”.

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